A chi ha fatto "male" la "fu" mediazione obbligatoria?

Ormai la questione è nota: la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale del Dlgs. 04/03/2010 n. 28 nella parte in cui si prevedeva il carattere obbligatorio della mediazione.

Da oggi le (pubbliche/pubblicate) reazioni alla decisione della Consulta sono molte e variegate.  C'è chi si lamenta per la “spallata” alle quasi mille società di mediazione costituitesi nelle more della obbligatorietà (un colpo al sistema imprenditoriale? Sic!) e c'è chi (più coerentemente e correttamente) esulta alla vittoria rispetto ad un obbligo che si riteneva poco edificante per l'avvocatura e, in certi casi, mortificante per le parti. 

Ad oggi, tuttavia, non c'è proprio nessuno che si preoccupa di tutti coloro che, obbligatoriamente svolta la mediazione, versati i fondi di denaro ai vari enti di conciliazione, non hanno, però, tratto alcun giovamento e/o utilità dalla detta mediazione ed, anzi, (ad esempio) non comparsa la controparte all'incontro di mediazione non potranno più richiedere al Giudice la condanna ad una somma pari al contributo unificato versato per l'instaurazione del giudizio ordinario.    

Se può aver avuto un senso (una utilità) il versamento di un fondo (in certi casi niente affatto esiguo atteso che si potevano raggiungere le “migliaia di euro al colpo”) per lo svolgimento della mediazione riuscita, poco o quasi per niente utile rimarrà la mediazione non riuscita ed, anzi, peggio, quella nella quale la controparte, senza giustificato motivo, non si sia presentata affatto al tentativo di conciliazione obbligatoria.  

A questo punto i veri interrogativi (che dovrebbero essere in realtà i primi) rilevanti:   

1) Chi paga?  

2) La mediazione non partecipata comporterà ancora degli effetti sui giudizi in corso?  

3) La sanzione alla parte che non si è presentata è ancora applicabile dal giudice?  

4) Si potrà richiedere un indennizzo e/o un rimborso delle somme versate agli organismi di mediazione per le conciliazioni non riuscite e per le quali la controparte non si è neppure presentata?    

Alla luce della variegata giurisprudenza è (oggi) timidamente possibile pensare ad una forma di indennizzo/rimborso attinente alle mediazioni obbligatorie non partecipate in assenza di giustificato motivo proprio in ragione del fatto che l'effetto derivante dalla procedura di conciliazione si estenderebbe al giudizio in corso avuto riguardo alla valutazione che il Giudice potrà/dovrà operare in termini di condanna pecuniaria (anche alle spese) nei confronti della parte che non ha partecipato alla mediazione.  

Sul punto parte della giurisprudenza sembra non escludere a priori detta ipotesi.   Cass. civ. Sez. III, 20 aprile 2010, n. 9329: <<L'efficacia delle sentenze dichiarative della illegittimità costituzionale di una norma incontra il limite dei rapporti esauriti in modo definitivo ed irrevocabile per avvenuta formazione del giudicato o per essersi comunque verificato altro evento cui l'ordinamento ricollega il consolidamento del rapporto, mentre si estende a tutti gli altri rapporti. Pertanto, la inoperatività della norma processuale dichiarata incostituzionale, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della relativa sentenza della Corte costituzionale nella Gazzetta Ufficiale, va affermata con riguardo sia ad atti processuali successivi, sia ad atti processuali compiuti in precedenza, ma la cui validità ed efficacia sia ancora oggetto di sindacato dopo la predetta sentenza>>.   App. Firenze Sez. II Sent., 25 febbraio 2009: <<il principio di cui all'art. 136 Cost., secondo cui una norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo a quello della pubblicazione della sentenza che la dichiari incostituzionale, deve essere coordinato con le regole fondamentali che governano il processo, in seno al quale, all'esito del progressivo formarsi degli effetti preclusivi derivanti dal comportamento delle parti, la materia del contendere viene via via a ridursi e quanto non risulta non più dibattuto nel processo resta insensibile alla pronuncia di incostituzionalità>>. 

T.A.R. Puglia Lecce Sez. I, 24 febbraio 2011, n. 353: <<L'effetto della sentenza dichiarativa di illegittimità costituzionale di disposizioni di legge o di fonti primarie è di far perdere efficacia alle disposizioni dichiarate incostituzionali (art. 136 Cost. e art. 30, terzo comma, della Legge n. 87 del 1953), nel senso che dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza nessuna pubblica autorità può più fare applicazione delle disposizioni dichiarate incostituzionali; di conseguenza i provvedimenti, emanati sulla base della disposizione dichiarata costituzionalmente illegittima nel corso del giudizio di impugnazione, vanno annullati, a nulla rilevando che essi potevano in ipotesi risultare legittimi alla data in cui furono adottati, e ciò in quanto, ai sensi dell'art. 1 L. cost. 9 febbraio 1948 n. 1, la declaratoria di incostituzionalità è efficace rispetto a situazioni pendenti, tra le quali sono da comprendere anche quelle di provvedimenti, adottati sul presupposto di fonti primarie oggetto della declaratoria suindicata, ma che non siano divenuti inoppugnabili o rispetto ai quali non sia intervenuto un giudicato di reiezione di eventuali impugnazioni)>>.  

Le certezze al momento non sono molte però è possibile suggerire a tutti gli interessati di valutare l'opportunità di spedire (mediante raccomanda a.r.) ai vari organismi di mediazione una specifica (e circostanziata) richiesta di restituzione dei fondi versati in ragione della svoltasi mediazione obbligatoria non andata a buon fine, ivi avendo cura di indicare che la stessa è svolta anche allo specifico fine di interrompere ogni prescrizione di legge.