Modifiche al codice del processo amministrativo e alle relative norme di attuazione, transitorie, di coordinamento e di abrogazi

Sulla scorta della malcelata delusione seguita all'emanazione del tanto atteso Codice del Processo Amministrativo, il quale avrebbe dovuto risolvere definitivamente i problemi derivanti dalla spiazzante complessità della legislazione amministrativa,

il Consiglio dei Ministri, ha varato in data 3 agosto, precedendo di un anno le scadenze fissate nella legge delega del 2009, uno schema di decreto legislativo integrativo del Codice del Processo Amministrativo(decreto legislativo 104/2010), dimostrando di tener conto dei rilievi sollevati dagli operatori del settore durante il primo periodo di applicazione del Codice.  
 
Poiché si presenta come un testo correttivo delle disposizioni di altro precedente testo legislativo, l'intero apporto innovativo si distribuisce in un solo articolo, seguito da un secondo che si propone di operare un coordinamento con legge n. 127 del 15 maggio 1997 ("Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo").
 
In particolare, secondo quanto riferito dallo stesso comunicato governativo del 3 agosto, si tratta di un “particolarmente innovativo intervento che riguarda il rito elettorale, di cui s’intende modificare l’ìmpostazione per coordinarla con quella rilevabile dagli spunti forniti dalla recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 236 del 2010) in materia di impugnativa degli atti del procedimento preparatorio alle elezioni amministrative”   L'art. 129 del decreto legislativo 104/2010, concernente il “giudizio avverso gli atti di esclusione dal procedimento preparatorio per le elezioni comunali, provinciali e regionali”, è stato sostituito dal decreto correttivo, in esame. Si prevede al comma 1 che non siano più solo impugnabili, nel termine di 3 giorni dalla pubblicazione o comunicazione, “i provvedimenti relativi al procedimento preparatorio per le elezioni comunali, provinciali e regionali concernenti l'esclusione di liste o candidati”, ma tutti gli atti immediatamente lesivi relativi al procedimento preparatorio per le elezioni comunali, provinciali e regionali.
 
Solo per gli atti non immediatamente lesivi, l'impugnazione è rimandata alla conclusione del procedimento elettorale, in connessione con la contestuale impugnazione dell'atto di proclamazione degli eletti.
 
Il resto della disciplina del ricorso al comma 1 è lasciata intatta, ad eccezione del maggior termine, di cinque giorni invece che tre, dal deposito del ricorso alla celebrazione, senza possibilità di rinvio, dell'udienza di discussione.   Il Consiglio dei Ministri, con tale modifica, ha voluto “placare” le censure di incostituzionalità che tale articolo aveva precedentemente sollevato, che avevano condotto la Corte costituzionale a esprimersi, nella sentenza 236 del 2010, ammettendo la presenza di un'effettiva compressione della tutela giurisdizionale, negativamente incidente sul diritto di difesa, e in contrasto con gli artt. 24 e113 della Costituzione, e che non può essere giustificata dalle “peculiari esigenze di interesse pubblico che caratterizzano il procedimento in materia elettorale”.
 
(Veronica Consolo)